Clara Minissale

pensieri e parole in punta di coltello. E forchetta

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Vado a vivere in… campagna. Quando l’hobby diventa lavoro

Contatto con la natura, ritmi intensi ma meno serrati, assenza di gerarchia o di un capo al quale rendere conto ogni giorno, voglia di farcela contando solo sulle proprie forze, desiderio di assecondare una passione rimasta fino a quel momento solo un hobby, necessità di recuperare il proprio tempo. Sono tanti i motivi che possono spingere a cambiare stile di vita, a scegliere di mollare la strada sicura di un lavoro con regolare contratto e stipendio garantito a fine mese, per una di gran lunga più impervia, caratterizzata dall’incertezza tipica di un sentiero tutto nuovo.

Eppure sono sempre più numerosi gli esempi di chi ha mollato tutto per ricominciare da una passione magari meno remunerativa in termini economici ma certamente ricca di soddisfazioni sul piano personale e umano e che, con tempo e costanza, è diventata un lavoro per sé e per altri.

“Se tornassi indietro lo rifarei mille volte”, dice senza esitazione Mario Cicero, trentanove anni, che vive facendo la guida naturalistica sulle Madonie, sua terra di origine e, in estate, produce manna. Lui ha lasciato un lavoro da cuoco ben retribuito che gli ha consentito di fare esperienze in giro per il mondo e ha scelto di vivere a contatto con la natura. “Ho fatto l’ultima stagione come cuoco in California – racconta – e poi sono tornato in Sicilia, mi sono iscritto all’Università di Scienze naturali e ho studiato “Conservazione e valorizzazione della biodiversità”. L’unica cosa che mi interessava davvero era andare in giro per le montagne, cercare piante e animali da fotografare. Ho imparato a potare, a fare innesti, sono diventato una guida naturalistica e, con altri giovani, nella zona di Castelbuono, abbiamo fondato la cooperativa agricola “Il girasole” con la quale recuperiamo i frassineti che si stavano perdendo e produciamo manna. La mia è stata una scelta di vita – dice – ma ho creato anche lavoro per altri”. Oggi, infatti, la cooperativa ha avviato un corso di frassinicultori e cerca manodopera specializzata per la produzione di manna.

Claudio Meli - vado a vivere in campagna

Claudio Meli

“Ero stanco di fare lo schiavo del sistema e dopo anni passati ad occuparmi di assistenza tecnica per la telefonia per una grande azienda, ho mollato tutto e ho deciso di vivere in campagna”. A raccontare la sua esperienza è Claudio Meli, 37 anni e un amore per le api da quando era bambino. Naturale, dunque, pensare di ricominciare proprio da questa sua passione. “Sono partito da zero con amici e parenti che mi davano del matto – ammette – ma sulla mia strada ho trovato qualcuno che ha creduto in me e mi ha insegnato i segreti del mestiere”. Oggi Claudio è un apicoltore e produce e vende il “Miele Meli”. “All’inizio è stata durissima – dice – ma se sei davvero motivato, non molli, vai avanti senza mai pentirti della scelta fatta”. Oggi le api nere sicule, le sole alle quali abbia scelto di dedicarsi, accompagnano gran parte della sua lunga giornata tra i campi. Nel 2011 è nata l’azienda che fino ad oggi ha gestito da solo ma confessa di avere bisogno di aiuto per badare a 250 arnie e soddisfare tutte le richieste di miele. “Ho cambiato già quattro collaboratori ma questa vita è dura e non trovo nessuno disposto a venire con me in campagna”, dice.

Marco Sferlazzo

Marco Sferlazzo

Per Marco Sferlazzo l’amore per la campagna coincide con i ricordi di famiglia, quelli più teneri di un bimbo per il nonno che lo portava con sé durante la vendemmia. La sua avventura tra i filari sembrava finita lì e, ad attenderlo, c’era una vita da farmacista. Eppure la passione per vino non lo ha abbandonato mai. “Continuavo a farlo in garage sotto casa, a Palermo – racconta – sino a quando, a quarant’anni, ho deciso di cambiare vita”. Sceglie la zona di Camporeale, acquista dei terreni, realizza una cantina e dà vita a “Porta del vento”, un’azienda che oggi imbottiglia, in media, sessanta mila bottiglie. “Ho scelto di ascoltare la mia passione e di dare una svolta alla mia vita – dice – perché se segui la tua passione, anche davanti alle difficoltà trovi soluzioni e ne ricavi energia positiva”. I suoi vini hanno avuto importanti riconoscimenti e apprezzamenti dai mercati nazionali e internazionali e in piena stagione produttiva “Porta del vento”, tra cantina e vigna, dà lavoro almeno a cinque persone.

Fausto Terranova - vado a vivere in campagna

Fausto Terranova

Anche Fausto Terranova ha seguito una passione, quella per la coltivazione della terra e la produzione di cibo sano e ha scelto di mollare la sua impresa edile e di impianti tecnologici per dedicarsi agli orti urbani condivisi. “Con la crisi economica – racconta – ho perso interesse per la mia attività. Avevo pensato di emigrare ma sarebbe stata una sconfitta. Ai miei figli avevo sempre detto che la Sicilia ha tante risorse, che certe volte abbiamo accanto la soluzione ma non riusciamo a vederla. Così ho fatto un’analisi interiore per ricordare cosa mi piaceva fare da piccolo e ho iniziato a cercare un pezzo di terreno da coltivare. Ma in città si trovavano solo appezzamenti enormi. Da qui è nata l’idea di creare dei luoghi di condivisione per altri che, come me, hanno questa passione”. Nel 2014 ha fondato l’associazione “Gli orti delle fate” e oggi gestisce appezzamenti di terreno in diverse zone della città, Boccadifalco, Villa Spina a Pallavicino e Villa Bordonaro ai Colli, tutti divisi in lotti affidati agli associati che, come lui, condividono l’amore per l’orto a pochi passi da casa.

Giovanni Messina

Giovanni Messina

Giovanni Messina, invece, era avvocato. Fino a quando, a trentasei anni, ha deciso di riprendere in mano la sua vita e il suo tempo e ricominciare dal fare impresa. Ha iniziato a realizzare impianti fotovoltaici, oggi diventati mini eolici e poi ha rilevato un caseificio sulle Madonie, con il pallino di fare formaggio sano e ricotta buona, tutto di latte di pecora siciliano. Il caseificio si chiama Bompietro, in omaggio all’omonimo paesino delle Madonie che ha subito un progressivo, inesorabile spopolamento. Parallelamente al caseificio, sono nate una serie di attività ed iniziative per far rivivere e rilanciare il territorio. “Un imprenditore ha un’altissima responsabilità sociale – dice – e una buona azienda può essere un ottimo collante”. Oggi, grazie al suo lavoro, a Bompietro, c’è chi decide di investire e comprare casa.

Pubblicato sul Giornale di Sicilia del 19 maggio 2017

1 comment

  1. Claudio Meli - 11 luglio 2017 16:13

    Grazie per l’attenzione Clara!
    Noi produttori siciliani abbiamo davvero tanto bisogno di persone come te.
    Sono quelli come te che danno voce alle nostre azioni.
    A presto….

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